21/05/2011

I MIEI RICORDI

 

Ricordi

L'antica scuola elementare di Valli

Era un edificio di due stanze,una col camino, per 3° 4° e 5°, l'altra, senza riscaldamento, per 1° e 2°; Per la luce si doveva tenere la porta aperta, anche d'inverno, perchè le finestrelle erano piccole e senza vetri ed in riguardo alle lampadine, non c'era ancora la corrente. Un rimedio labile era costituito da un coccio di latta con un prolungamento in fil di ferro che serviva per farlo roteare in modo da ravvivare la brace che portavamo da casa, ma durava poco. Qualche volta il maestro ci faceva andare a turno a stare per un pò nell'altra stanza vicino al camino, ma non tutti e non sempre, valutava lui le necessità.Stiamo parlando degli anni fino al 1956/57 circa, poi fu fatta la nuova scuola elementare (di asilo nemmeno se ne parlava) ed anche lì avevamo le stesse pluriclassi, ma le aule erano belle e piene di luce ed ognuna aveva la stufa a legna. I maestri erano Domenico Bonanni per il triennio,  Danella  per il biennio, ma qui cambiavano spesso.


Le "regne" di grano

Quando ancora si mieteva col falcetto, le piante tagliate si riunivano in fasci della grandezza contenuta in una mano (vaus'), legandole con due o tre piantine dello stesso, quindi ogni fascio si sistemava sopra un legaccio, costituito da due manciate dello stesso legate fra loro dalla parte della spiga, fino a raggiunere il quantitativo di una fascina di peso adatto alla forcina del muscoloso agricoltore; infine due persone disposte frontalmente  la legavano stringendo e pressando anche con le ginocchia. In seguito, queste venivano raggruppate in un mucchio ben fatto per non farle bagnare in caso di pioggia, chiamato "pignone". Dopo circa 10/20 gg le regne venivano caricate su un carro traionato dalle mucche e portate nell' aia dove venivano sistemato con perizia geometrica in uno o due grandi mucchi chiamati "casarci". Alla fine passava la trebbia, dopo aver aspettato il proprio turno, e questo veniva trasformato in paglia e granella.


Com'era fatto il "pignone"

Le regne venivano posizionate  in piedi  a tre a tre o più, fino a contenere quasi tutte quelle trascinabili, due per volta, dalle persone, per una distanza accettabile, le altre dovevano servire per essere disposte orizzontalmente sopra, formando uno strato pendente verso le punte, in modo  da preservare il seme in caso di pioggia (non era raro  nella lunga attesa della trebbia, che era una e veniva da altri luoghi) che si vedessero spuntare  i verdi germogli del grano, favoriti dai ripetuti temporali estivi.


Le Verginelle a Valli in Aquino

(Anni '50/'60)

Erano bambine vestite di bianco con corona di fiori d'arancio , dai cinque ai dieci anni, che sfilavano in processione, accompagnate da una donna che si era incaricata di prepararle in occasione della festa.

Esistevano casi più rari di  bambine che, per ottenere qualcosa da mangiare, si incaricavano di elencare, all'imbrunire, tutti i nomi delle matrone  della contrada ed  invocavano per loro la protezione della madonna, in modo da farsi sentire da ciascuna . Alla fine del ciclo, che corrispondeva a tutto il mese di maggio, esse passavano per le case a  riscuotere il compenso.


La cucina del contadino (anni Sessanta)

Era grande perchè doveva contenere una famiglia numerosa che andava mediamente dai dieci ai quindici elementi, quindi la tavolata era grande. Era pure luogo di intrattenimento, anche verso gli ospiti, perchè c'era il focolare che rappresentava l'unica fonte di riscaldamento.


Il bagno del contadino

I primi bagni li abbiamo avuti negli anni Sessanta, prima c'erano i covoni di paglia dietro cui accovacciarsi e fare i propri bisogni. Nella notte si poteva usare il vaso da notte (pitale) per i liquidi e la stalla per i solidi (la stalla si trovava nello stesso edificio, al pianterreno).

La valigia Lanerossi

Si comprava la coperta Lanerossi perché era contenuta in una bella valigia di cartone che poi sarebbe servita per fare i viaggi .

 

 

Il prof Sampiero

Era l'insegnante di agraria all' Istituto Magistrale di Pontecorvo. I suoi insegnamenti erano essenziali e molto validi , ancora oggi si dimostrano utili per coltivare orti e giardini . Erano gli anni '67-68.

 

 

 

 

Il primo pulmino (primi anni Sessanta):

 

Fu messo a disposizione di noi ragazzi di Valli per interessamento di Don Battista, lo guidava Carlo Cerasi. Si trattava di un mezzo molto somigliante ad uno di quei vecchi carri funebri alti che erano forniti di lampioni ai lati,ma era molto apprezzato da noi ragazzi che altrimenti avremmo dovuto usare la bicicletta per andare a scuola, anche nei mesi invernali .

 

“Sarachecca”

Era il nome della bacchetta di Don Battista, quando insegnava nella scuola media e lui se ne vantava con modesta ironia e determinazione , ma non bisogna pensare che fosse un cattivo insegnante, egli sapeva spiegare e solo nei casi più ostinati la usava .

 

I preti ad Aquino

Don Battista è stato il prete più famoso di Aquino, egli sapeva parlare al popolo ed era bravo come insegnante : quando spiegava tutti stavamo ad ascoltare , anche i più indisciplinati . Insegnava materie letterarie nella scuola media di Aquino, dove lui aveva ottenuto che iniziasse la nuova scuola dell' obbligo , nel seminario che lui aveva messo a disposizione . Per i suoi alunni egli è stato un ottimo maestro di vita.

Don Leonida: Era il secondo della triade . Si occupava con molta serietà della parrocchia di Valli dove si recava ogni domenica per la messa settimanale . Si ricordano i primi mezzi che usava: all' inizio aveva una bicicletta modificata con motore a rullo posto sopra la ruota anteriore, sotto il manubrio , partiva prendendo una poderosa rincorsa ; in seguito si comprò una nuovissima Seicento che lui trattò con grande cura e rimase sempre nuova .

Don Innocenzo: Il terzo prete importante di Aquino. Anche lui fu parroco di Valli , dopo don Leonida, dove curò a sue spese il restauro della chiesa . Finì il suo apostolato sentendosi male sull' altare e poco dopo morì in ospedale .

 

A scuola negli anni Sessanta:

Si andava alle Medie con  la bicicletta o dietro al vicino di casa più grande e facoltoso col motorino di allora che si chiamava "MOTOM". Era una moto senza targa, molto moderna per quei tempi e anche veloce e forte, aveva una bella partenza a scatto e se non ti reggevi forte, rischiavi di cadere indietro,magari in una delle tante buche della strada piene d’acqua. Nei due o tre mesi più freddi c’era una specie di pulmino che il buon don Battista ci metteva a disposizione coi soldi della chiesa.

 

I film di Totò

Erano gli anni Sessanta quando Totò sfornava un film dopo l'altro e nei nostri cinema di Cassino e Pontecorvo si potevano vedere solo nei giorni infrasettimanali, perché erano considerati film spazzatura. Dalla campagna  era difficile raggiungere questi centri e poi i genitori non consideravano il cinema una cosa importante. Si aggirava questo ostacolo  fingendo di andare a casa di un amico:il mio vicino più grande faceva finta di venire da me con la Vespa ed io da lui a piedi. Così andavamo di notte a Pontecorvo, ma stavamo ben attenti a non raccontarlo ai nostri compagni di scuola delle Magistrali, il giorno dopo, perché ci avrebbero derisi (allora i giovani dovevano mostrarsi impegnati, leggendo giornali della contestazione e vedendo film impegnati politicamente.

 

 

L'educazione dei figli

C'era un padre di poca istruzione, ma dai buoni valori che era solito vantarsi di pretendere dal figlio che salutasse tutti con il buongiorno, anche gli sconosciuti, perché questo faceva parte della buona educazione. Eravamo negli anni del dopoguerra. Poi vennero gli anni dei genitori orgogliosi e sicuri  di sè che pretendevano dal proprio figliolo che picchiasse per primo,altrimenti sarebbero stati loro a picchiarlo.Oggi quel figlio degli anni Cinquanta-Sessanta è un dirigente, gli altri vanno incontro ad un futuro incerto,specialmente se maschi,perchè hanno ricevuto maggiori attenzioni dai genitori sbagliati... E poi ci lamentiamo dei fatti che succedono!

 

La depilazione

La depilazione negli anni '50 non si faceva in campagna e nemmeno si usava il trucco: di quest'ultimo si pensava che facesse invecchiare le pelle precocemente e l'altro si considerava cosa  di donna poco seria. Così capitava spesso di vedere donne belle in lontananza, ma tremendamente pelose e brutte da vicino. Qualcuna provava a radersi il labbro superiore e le guance, ma poi non ripetendo spesso l'operazione si presentava mostruosa nei giorni successivi con peli robusti e taglienti, se poi il colore era nero la situazione peggiorava: insomma una donna con  i peli era condannata! Riguardo alle gambe il problema era lo stesso, con una ulteriore aggravante. Quando una giovane sposa veniva da fuori, allora c'era da superare la prova della Messa domenicale: era d'obbligo che la giovane coppia venisse a messa la domenica successiva al matrimonio (magari poi per tutta la vita non si sarebbero più visti) per mostrarsi ai compaesani e questa era la prova più dura per la sposa  pelosa che in nessun modo avrebbe potuto nascondere   il suo difetto ai presenti intriganti che in quella occasione non avrebbero fatto a meno di notare ogni particolare.

 

"L'onore" tolto ad un maschio:

Erano gli anni Cinquanta. C'era un padre sciagurato che non riusciva a sistemare le sue due figliole dai costumi abbastanza facili, allora pensò maldestramente di sequestrare  un giovane amico, chiudendolo  a chiave in camera con le ragazze per una settimana in modo che una volta liberato non avrebbe più avuto la volontà di lasciare le figliole che nel frattempo avevano cercato di ammaliarlo in tutti i modi e poi anche la sua fidanzata non lo avrebbe più accettato per via dell'onore perso. Ma non funzionò,infatti appena liberato il ragazzo tornò da lei che lo perdonò ed in seguito lo sposò, dimostrando che il loro legame era serio.

 

Il bruto che rapiva le ragazze per gli uomini "innamorati"

Era un uomo anziano di origine italiana,ma proveniente dall'America dove non si era comportato bene e lo avevano rimandato da noi. Qui ebbe a fare una vita misera:abitava in una chiesetta sconsacrata,ma non avendo il letto dormiva su una sdraio. Nello stesso locale si recavano a giocare a carte dei vicini che usufruivano anche di qualche birra a pagamento che lui spacciava senza averne licenza. Per il mangiare si recava presso le case dei vicini che lo trattavano cordialmente, vista la sua pericolosità (era meglio averlo come amico, specialmente se si avevano delle figlie femmine).Possedeva anche una vecchia macchina che usava per spostarsi e soprattutto per il trasporto delle ragazze rapite.

Ma come avveniva il rapimento? Insieme a qualche giovane balordo studiava la situazione da alcuni giorni prima,ma era facile perché si ripeteva sempre la stessa prassi: la domenica la ragazza "ordinata" andava a messa (negli altri giorni non le era consentito uscire) accompagnata dalla madre e durante il percorso veniva strappata con la forza dalle sue

 mani, caricata su e trasportata presso il pretendente.

Costui aveva in precedenza preparato la camera da letto con una porta chiudibile a chiave e qui subito la rinchiudeva. La teneva prigioniera per qualche settimana e poi la liberava, ma lei, ormai "disonorata", non andava più via perché ormai la sua vita non avrebbe più avuto altre possibilità; anche i genitori si arrendevano con animo triste ed inconsolabile, per lo stesso motivo. Poi il vecchio morì e  per la zona finì l'incubo.

 

La ricetta dei sanguinacci

Dopo una settimana circa erano buoni da cucinare, ormai avevano acquisito quella consistenza che permetteva di tagliarli a fette e metterli nella padella insieme  alla ventresca  ed ai peperoni secchi. Cuocevano in fretta e si mangiano un po' rosolati.

 

La burocrazia

Si diceva spesso che bisognava informatizzare per velocizzare,ma era solo un'illusione, è successo il contrario: l'altro giorno sono andato  a fare la richiesta del gasolio agricolo,ma l'impiegato mi ha spiegato che non valeva niente la certificazione cartacea che io portavo, bisognava che la situazione risultasse sul suo computer; e non si può nemmeno sollecitare,l'ufficio centrale non è raggiungibile,quindi bisogna spettare non si sa quanto. Allora mi sono ritornate alla mente le parole di mio padre che lamentava la lentezza degli sportelli bancari da quando sono "usciti" i computer.

 

I trattori a testa calda

Erano i primi trattori,ma qui non ce n'erano, se ne vedeva uno solo quando arrivava la trebbia e noi bambini andavamo in gruppo a vedere. Poi qualcuno mi aveva fatto capire come funzionavano: bisognava scaldare col gas una precamera che si trovava nella parte anteriore (da qui "testa calda") e solo quando questa era molto calda, dopo qualche quarto d'ora, allora si poteva mandare il gasolio, facendo girare il motore con una manovella o semplicemente facendo ruotare il volano esterno e il motore sarebbe partito.

 

Don Rosino prete di Aquino

Racconta Celeste che mentre erano sfollati a Rocca D'Arce tra parenti, anche per assistere meglio una persona cara che si trovava ricoverata nell'ospedale di Arpino, una scheggia colpì il povero Don Rosino che si trovava sotto un riparo di pietra, ma piuttosto scoperto ai lati. Durante la notte i parenti fecero una cassa con tavole di legno trovate sul posto e così il giorno dopo il loro congiunto fu seppellito. Tutto questo succedeva proprio in quei momenti convulsi in cui passava il fronte.

 

Morire era un problema

Eravamo nei primi anni dopo la guerra e seppellire un congiunto era un problema: intanto bisognava procurarsi una cassa con un fai da te difficile e poi il trasporto al cimitero doveva avvenire con mezzi di fortuna. Capitò ad una famigliola composta da madre e figlio che vivendo in un posto isolato, ai margini della società di allora, morì la mamma ed il  figlio non poté avere il conforto dei vicini,quindi si pianse da solo la mamma e poi chiese aiuto al magnanimo Nicola che possedeva un carretto trainato da cavalla. Il fatto fu tragico perchè non potendo il mezzo raggiungere la casa per mancanza di strada, la salma dovette essere trasportata a spalla dall'unico figlio addolorato e triste anche perchè,raccontava Nicola, si sentiva umiliato dal fatto che non fosse "mai capitato che un figlio da solo avesse trasportato la salma della propria mamma". Al tutto si aggiungeva il danno di un corpo tenuto troppo tempo in estate senza averlo chiuso o refrigerato,come si farebbe oggi: la bara era costituita da assi di legno con abbondanti fessure ed il cattivo odore li accompagnò per tutto il viaggio, circa sette od otto km.

 

 

Ricordi di Sardegna

 

Ricordi di Sardegna

 ( Anni Settanta)


Efisia Cossu

Era una vedova anziana che viveva da sola ad Ottana, in Sardegna. Lei si mostrava molto cortese  ed ospitale nei confronti di noi che venivamo da fuori e spesso era contenta di ospitarci in casa sua per una partita a carte: sapeva giocare molto bene a scala 40 e lo insegnava anche a noi ospiti che eravamo cresciuti con le carte napoletane. Ora sono passati molti anni e mi dispiace di non aver avuto più sue notizie.


Una "cattedrale nel deserto"

Era il periodo in cui si costruivano grandi fabbriche in posti ad alta disoccupazione per risolvere il problema, ma non si teneva conto del fatto che quel settore si avviava verso la crisi e quindi non avrebbe mai cominciato a produrre, una volta messo in piedi.

Andando verso Ottana, a circa 30 km da Nuoro, località a vocazione pastorale, si scorgevano due torri altissime che avrebbero dovuto servire da ciminiere, quando la fabbrica sarebbe andata in funzione. La costruzione durò circa  5 anni e durante questo periodo assorbì parecchia manodopera, sia del posto, sia di altre parti della Sardegna e del continente, ma una volta terminati i lavori, questa fabbrica non cominciò affatto a produrre e quindi tutti si trovarono senza lavoro, e furono maggiormente danneggiati gli ab. di Ottana, che ora avevano anche smesso di fare i pastori. Stiamo parlando di "Sa chimica su Tirsu" (La chimica del Tirso).


Storia di un insegnante

Uno che voleva insegnare doveva andare o in Sardegna o in Altitalia, qui non c'erano posti. Noi ragazzi di allora seguimmo queste due strade ed io, in particolare, scelsi di andare in Sardegna, verso cui avevano aperto la strada alcuni pionieri degli anni precedenti. Andare lì significava anche togliere dei posti di lavoro ai locali che già si trovavamo in una situazione di abbandono da parte dello Stato Italiano e non avevano tutti i torti ad accoglierci con una certa ostilità.

 

 

Le vedove della Sardegna

Negli anni Settanta le vedove sarde si riconoscevano dal loro abito nero e dal fazzoletto in testa e forse sembravano molto numerose proprio perchè si notavano con evidenza. Quando bisognava prendere una stanza in affitto o un alloggio in albergo, allora ti consigliavano di  recarti dalla vedova " Orrù o Cossu o Porcu "...ecc. Queste donne  erano le matriarche della casa perchè i loro mariti, da vivi, la mattina presto lasciavano il paese per andare in campagna a lavorare e rientravano col buio della notte, quindi esse si occupavano dell' ammistrazione della casa e dell' educazione dei figli che spesso raggiungevano la decina.

Il costume che indossavano sembrava antico, ma subito ci si doveva ricredere per come erano abili nella guida delle loro macchine.


Il Pastore Sardo

Andando da Lanusei ad Arbatax, capitava spesso di incontrare dei pastori con le loro greggi, trattandosi di zone montuose. Qualche volta ti chiedevano un passaggio ed allora lo si concedeva volentieri perchè si aveva la possibilità di avere al proprio fianco un personaggio  "mitologico", mitologico per la ricorrenza nelle letture classiche e per come si presentava alla vista: indossava stivali neri e lucidi fino al polpaccio, pantaloni e giacca di velluto, uno zaino in spalla ed un berretto in testa ( sa berritta), era fisicamente imponente. E poi si poteva scambiare qualche parola per informarsi sul loro mondo così arcano, ma erano di poche parole.


Gli stazzi in Sardegna

Durante il periodo della transumanza il pastore si allontanava dalla propria famiglia per raggiungere nuovi pascoli (dal Gennargentu al Campidano in inverno e viceversa d'estate) dove preparavano un recinto per il periodo notturno per il gregge ed una capanna per sè. Lì dovevano restare per circa tre mesi e quindi portavano il noto pane carassau  o carta da musica, che essendo asciutto, non si rovinava, da consumare insieme al formaggio, che a loro non mancava.


  La traversata per la  Sardegna negli anni Settanta

 Si prendeva la corsa notturna in modo da poter dormire la notte e trovarsi lì la mattina, ma non si dormiva quasi niente  o per il mare agitato o per   

l' ansia. Se si portava la macchina, bisognava prendere il traghetto delle ferrovie, per Golfo Aranci, e se si andava senza, era preferibile il traghetto della Tirrenia, per Olbia, che era più veloce e si arrivava due ore prima (sei ore anziché otto).

 

 

L' arrivo in Sardegna

Quando arrivi ad Olbia trovi una bella cittadina moderna , uguale a tutte le altre , ma andando verso l' interno ti rendi conto di essere arrivato in una terra diversa : la natura è predominante rispetto alla città, il verde è più rado e cespuglioso.

 La Sardegna interna: 

La Barbagia

Partendo da Olbia o Golfo Aranci ,si prende verso l'interno, attraverso i caratteristici paesetti storici (Mamoiada, Fonni, Orgosolo),una strada montuosa da fare con le terza, e dopo un centinaio di km si arriva nel cuore della Barbagia ,ad Isili ,dove, a quei tempi, alloggiavano presso l' albergo “Il Pioppo “le comitive dei lavoratori che partecipavano all' ammodernamento della  Sardegna. Erano gli anni Settanta.

 

L' Ogliastra

Si raggiunge da Olbia o più facilmente  da Arbatax. Prende il suo nome dall' olio che si produce dalle olive del posto. Il territorio è montuoso , perciò le strade sono tortuose , ma vale la pena di farle, perché permettono di raggiungere dei posti meravigliosi come Jerzu , Perdasdefogu, Lanusei, Arzana,Tortoli',Arbatax,ecc. Dalle parti di Arbatax si trova la meravigliosa spiaggia di Santa Maria Navarrese che e' poco conosciuta, ma e' una delle piu' belle della Sardegna.

 

 

 

L'accoglienza sarda

Vi sono due Sardegne: quella dei turisti e quella dei Sardi. La Sardegna dei turisti è rappresentata da gente che ti accoglie con diffidenza e freddezza; quella dei Sardi veri che ti accoglie con sacra ospitalità. L'accoglienza vera la trovi dove non è arrivata ancora l'inciviltà di quelli che sfruttano e non ricambiano,sporcano e danno fregature, cioè il turismo sfrenato; l'accoglienza fredda e diffidente la trovi lungo le coste e i posti di maggiore turismo. Perciò se si vuole conoscere la vera Sardegna e tornare a rivivere i valori importanti, bisogna recarsi verso l' interno dove si può godere di un paesaggio stupendo e di un'accoglienza meravigliosa.

 

 

La gente

Le coste sono frequentate dai turisti , quindi il comportamento è stato contaminato , ma nell' interno si trova la vera genuinità che si esplicita soprattutto nell' ospitalità .Se ti trovi a  Seulo, dopo aver percorso una strada non asfaltata, stai nel cuore della Sardegna e lì vieni accolto da grande benevolenza ed altruismo; se sei in una comitiva di maschi, ti portano al bar e ti offrono un “bianchino” che è un bicchiere di vino bianco: non puoi dire di no e devi berlo tutto, altrimenti si offendono, e poi un altro ed un altro, ma non tendono a farti ubriacare, vogliono soltanto mostrarsi ospitali, poi capiscono quando è il momento di smettere. La stessa cosa  si verifica in casa, dove puoi far capire di non voler più bere, non svuotando del tutto il bicchiere, ma se lo svuoti, subito ti viene riempito ed allora se non vuoi essere scorretto devi berlo. Nelle feste o qualche domenica, se sono diventati tuoi amici, ti capita di essere invitato a pranzo, ed allora ti senti un re, perché ammazzano un maialino (secondo loro non deve essere molto grande, di qualche mese) e lo cuociono alla tua presenza, secondo un’ usanza tipica, sulla brace del camino (che è grandissimo), ruotando lentamente lo spiedo ed insaporendo la carne con gli aromi della macchia mediterranea che lì è solo fuori della porta.

 

 

 

 

Il porceddu sardo

Il vero maialino sardo si mangia piccolo, quando pesa intorno ai cinque chili,è importante perchè ancora il grasso non si è separato dalla carne e questo rende il sapore delizioso; anche la cotica è una squisitezza. Quest'abitudine dei Sardi è anche dovuta al fatto che essi posseggono molti maiali e non hanno pollame, quindi la famiglia, alla domenica o quando riceve un ospite importante, non può non sacrificare un maialino.

 

 

Come si cuoce il maialino sardo:

 

 Bisogna avere un grande camino in una cucina rustica. Si accende un grande fuoco con tempo e quando si è ottenuto un bel mucchio di brace,allora si avvicina il maialino inserito in uno spiedo lungo che si appoggia con la punta per terra ed il manico al bordo della cappa. Il cuoco deve essere un Sardo di lunga esperienza che deve sapere quanto fuoco occorre e quanto frequentemente lo spiedo deve essere girato. Gli odori sono di fondamentale importanza e devono essere di origine locale, come per es. il mirto, che strofinati periodicamente nella fase di cottura in un intingolo d'olio, devono dare la caratteristica aromatica alla carne.

 

 

Un altro modo per cuocere il maialino:

 

Quando in Sardegna si fanno le scampagnate primaverili, allora la cottura bisogna farla sul posto:si scava una buca nel terreno,si fa un letto di foglie di mirto che si trova nei cespugli circostanti in grande quantità,si posa lì sopra il maialino e si ricopre di frascame e legna di mirto;quindi si da fuoco ed il materiale depositato comincia a bruciare con molto fumo e molto lentamente. Dopo circa tre ore è cotto.

 

La vedova Mesina

 Passando per Mamoiada si poteva vedere una vecchina molto magra, tutta vestita di nero, seduta in mezzo alla porta d'ingresso che prendeva il sole di primavera per scaldarsi un po’. Nessuno le rivolgeva la parola, un po' per soggezione e un po' per rispetto, ma tutti la guardavano come fosse un monumento, sapendo che era la mamma del noto bandito sardo,allora latitante, Graziano Mesina. 

 

I Mamuttones

 Vanno in giro in gruppi di tre o più durante il carnevale di Mamoiada; ma gruppi simili si vedono anche negli altri paesi della Sardegna.  Sono dei giovani che indossano maschere animalesche o diaboliche di legno e  giacche di pelle di pecora nera. Sulla schiena portano un mucchio di campanelli e campane di pecora che essi, muovendosi con dei bruschi saltelli, fanno suonare creando, il caratteristico frastuono ad intermittenza.

 

 

La Sartiglia

Si fa ad Oristano in occasione del carnevale . Si tratta di una corsa con cavalli e consiste nell'abilità di fare evoluzioni in piedi su cavalli che corrono in parallelo in numero di due o tre  a tutta velocità su un tappeto di sabbia di mare creato per l'occasione su una delle strade principali.

 

 

Samugheo e il filu 'e ferru o fil'e ferru

E' un'acquavite che si produce Attraverso la distillazione delle vinacce. Negli anni Settanta, passeggiando per i vicoli antichi di Samugheo, si notavano i caratteristici cortili che si affacciavano sulla strada tramite una porta a cancelletto. Lì dentro i proprietari della casa svolgevano tutte le attività di medio impegno come per es. la riparazione degli attrezzi agricoli  o la distillazione della grappa. Se si aveva confidenza con uno di questi signori, si poteva entrare  e ottenere delle spiegazioni, magari erano orgogliosi di spiegarti come si otteneva l'acquavite: sotto un riparo in tegole ti mostravano una specie di grande imbuto e ti confidavano  (allora era proibita la distillazione, perché era monopolio)  che posizionato alla rovescia, serviva per coprire una caldaia riempita di vinacce ed acqua che si scaldava sopra un bel fuoco, acceso di notte, per non essere scoperti, insomma era il loro alambicco. Il risultato era un liquore dai 40° circa di colore cristallino trasparente.

 

 La vernaccia di Solarussa

C’era una vecchina a Solarussa, la vedova Cossu, che avendo dei terreni a vigneto, produceva un’ottima vernaccia,(un vino- liquore di 18 gradi circa) che volentieri offriva alle persone di riguardo che andavano a farle visita, come dessert; ma siccome la produzione era abbondante, non si rifiutava di venderla al dettaglio ai vicini che si recavano a comprarla.

 

L'arrivo ad Isili

Isili era un paesetto di circa 2000 abitanti, situato nel cuore della Barbagia, a circa 100 km da Nuoro, il suo capoluogo di provincia. Lì trovavi una gioventù molto viva che frequentava allegramente i bar e le vie del paese dove si formavano dei gruppi di discussione  di ragazzi che avevano gli stessi interessi (avendo confidenza con essi ti confessavano anche i loro innamoramenti e le loro pene d'amore). Negli anni Settanta noi del continente avevamo la pretesa di vivere in una civiltà più avanzata rispetto a loro, come testimonia la famosa frase pronunciata a sproposito dai superiori nei confronti dei subalterni nei film polizieschi: "Se sbagli ti mando in Sardegna" . Ma mi dovetti ricredere ed anche vergognare un po' vedendo come le ragazze erano emancipate, quando a sera inoltrata avevano l'bitudine di frequentare ogni tipo di locale anche di notte, quando da noi potevamo vedere le ragazze in discoteca solo prima del buio. Riguardo ai ragazzi, bisogna dire che essi mostravano una cultura genuina e per niente inferiore a noi altri, praticavano spots di ogni genere ed erano molto rispettosi del vivere civile; se allacciavi un'amicizia con uno di loro, questa sarebbe stata forte e duratura.

12/03/2011

Il contadino

 

Il diserbo (12 marzo)

Con i campi asciutti è ora di fare il diserbo al grano: basta recarsi presso un rivenditore di prodotti per l'agricoltura e raccontargli che tipo di erba infesta il campo,lui deciderà quale prodotto impiegare. E' sconsigliabile usare prodotti sofisticati perchè costano tanto .

 

La potatura (12 marzo)

Comincia ad essere consigliabile concludere con questa fase, perchè le gemme si stanno gonfiando. Riguardo ai meli non esagerare con il taglio dei rami:limitarsi alle cime ed al frascame interno,ma solo col le forbici altrimenti la pianta va in marciume e si secca; questo vale anche per il pero, per il pesco,per il kiwi,per l'albicocco e per il susino, con l'ulivo si può essere più drastici.

 

La concimazione (12 marzo)

Siamo un po’ in ritardo,ma ancora si può concimare il frutteto:usare un apposito concime su consiglio del rivenditore, spargere ed interrare; si può anche non interrare, ma con minore efficacia.

 

 

Trattamento vigna

Prima della fioritura bisogna fare il secondo trattamento con zolfo bagnabile e polvere anti peronosperica, preferibilmente a carattere sistemico, perché dura quindici giorni anche se piove, ma in questo caso è meglio anticipare di qualche giorno.

Non dimenticare che la vigna va curata ed allevata, quindi ogni giorno bisogna farsi una passeggiata tra le viti, togliere i tagni  ed appoggiare i giovani tralci sulle corde, altrimenti il vento li rompe; inoltre bisogna anche guidare il nuovo tralcio nella direzione opportuna per essere disteso sulla corda come padre dei prossimi rametti.